Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Le perle rosse di Sardegna nei gioielli Castellani a Villa Giulia” di Enrico e Flavio Butini

Giovedì 22 ottobre 2026, alle 17.30, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Le perle rosse di Sardegna nei gioielli Castellani a Villa Giulia” di Enrico e Flavio Butini, edito da L’ERMA di Bretschneider. Introduce Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Gli autori dialogano con Ida Caruso, archeologa, già funzionario della Soprintendenza per l’Etruria meridionale. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
Prenotazioni all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it

Copertina del libro “Le perle rosse di Sardegna nei gioielli Castellani a Villa Giulia” di Enrico e Flavio Butini

Le perle rosse di Sardegna nei gioielli Castellani a Villa Giulia. Nel gennaio del 1919 Alfredo Castellani, ultimo discendente della più importante dinastia di orafi romani dell’Ottocento (Fortunato Pio, Augusto e Alessandro Castellani) donò allo Stato italiano un’eccezionale raccolta di oggetti archeologici e opere ottocentesche. Il lascito, frutto di quasi un secolo di attività della famiglia Castellani, comprendeva numerosi reperti archeologici (5145 pezzi tra marmi, bronzi, ceramiche, avori e vetri) oltre a un consistente nucleo di gioielli di loro produzione (1175 esemplari) e a 92 gemme, tra intagli e scarabei. Per volontà testamentaria, l’intera collezione è oggi esposta nelle sale del prestigioso Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Negli ultimi anni, in questo contesto, l’IGN Roma è stato incaricato di studiare e analizzare tutti i materiali gemmologici montati sui gioielli esposti o conservati nei depositi del museo. Il presente lavoro è dedicato esclusivamente all’indagine gemmologica di un materiale raro e particolare, mai impiegato prima nel settore dell’alta gioielleria: le perle rosse di Pinna nobilis. La ricerca prende in esame non solo gli aspetti gemmologici, ma anche le testimonianze storiche e letterarie, i luoghi di pesca e le antiche rotte commerciali legate a questo prezioso materiale. Oggi ammiriamo le cale e le calette della Sardegna (La Maddalena, Palau, Punta Sardegna con Porto Rafael, Porto Pozzo e Porto Pollo) apprezzandone la straordinaria bellezza paesaggistica, spesso ignari del fatto che un tempo le loro acque cristalline ospitavano rigogliose praterie di posidonia, tra le quali trovavano rifugio le ormai rare “nacchere” (Pinna nobilis). Si auspica, infine, una rigorosa applicazione delle norme poste a tutela di questa specie, purtroppo oggi gravemente minacciata e a rischio di estinzione.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale ultimo appuntamento con la rassegna “MANNight. Il futuro incontra il passato”, che in sette serate ha contato diecimila presenze. Ci sarà una serata speciale per le festività. Il direttore Sirano: “Puntiamo che la visita al Museo non sia un evento isolato, ma il riflesso di uno stile di vita”

MANNight: concerto tra le collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Pino Miraglia)

Biglietti online sold out con settimane di anticipo, diecimila presenze in sette serate e, in questo numeroso pubblico, il 68 per cento di giovani tra i diciotto e i ventinove anni; almeno otto perfomances ripetute in ciascun evento, oltre trenta artisti coinvolti nell’iniziativa. È il bilancio della rassegna “MANNight. Il futuro incontra il passato” che, dallo scorso 3 settembre, anima i giovedì sera cittadini al museo Archeologico nazionale di Napoli con performance interattive, installazioni artistiche, musica, danza e dj-set. Grazie al successo riscosso, la manifestazione avrà una replica speciale, con un programma ad hoc, durante le festività natalizie. “I cittadini e i turisti hanno risposto con entusiasmo a una proposta culturale di qualità, tutta basata sulle specificità del nostro straordinario Museo che punta al coinvolgimento del pubblico anche grazie ai linguaggi sperimentali dell’arte e della comunicazione”, commenta Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. “In un momento storico in cui le nuove generazioni sono, tristemente, sotto la lente d’ingrandimento della cronaca, mi sembra si possa dire che, partendo dalla cultura, si veicola un messaggio alternativo, basato sul rispetto e la condivisione. L’integrazione tra le arti è interpretabile anche come integrazione sociale e generazionale: a questo puntiamo, perché la visita al Museo non sia un evento isolato, ma il riflesso di uno stile di vita”. La rassegna MANNight è stata ideata dalla Direzione del Museo e prodotta da Casa del Contemporaneo, in collaborazione con La Santissima Community Hub.

MANNight: bodypainting al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto amedeo benestante)

Giovedì 22 ottobre 2026, serata che chiude il ciclo estivo e autunnale di MANNight, a cura di Archivi Sonori e Soul Express Collective, ci sarà la Dj Angelica Barella per la Welcome Session sul terrapieno; ancora, nella Collezione Farnese, Enrico Valanzuolo e Francesco Scelzo, con  tromba e chitarra elettrica, interpreteranno temi cinematografici e creeranno atmosfere epiche. Saranno riproposti, nella Campania Romana, i Tableaux Vivants di Teatri 35, mentre le installazioni HOOP di cosadelfuturo registreranno i desideri per trasformarli, quasi in una moderna versione degli oracoli, in un unico flusso creativo ed emotivo. Nell’Atrio il clarinetto di Luca Iovine omaggerà la sirena Parthenope, mentre Weronique Art porterà il bodypainting nella sale delle nature morte della sezione Affreschi. Sempre sullo scalone monumentale il pubblico potrà ritrovare le immagini del Docubeat di Club Tasso sui suoni e i colori del MANN,  mentre tornerà nel salone della Meridiana, la danza coinvolgente di Sara Lupoli con Martina Primicile Carafa;  tammorra e voce di Giusy Lo Sapio e Marta Peperna richiameranno i visitatori nella sezione Piana Campana e il quartetto d’archi (composto da Veronica Menditto, Ledia Nikolla, Alessandra Gallo e Giovanni Sanarico) proporrà, nella sezione della Villa dei Papiri, le interpretazioni di brani ispirati alle rovine vesuviane. Chiusura dell’evento nel Giardino della Vanella con il dj Andrea Desiderio, che spazierà dalla library music alla bossa nova, dal jazz al funk.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Gli uccelli in Etruria: religione e vita quotidiana” con Cristiana Zaccagnino (Queen’s University, Kingston, Ontario, Canada), incontro straordinario de “I pomeriggi dell’Archeologico”

Il programma dei “Pomeriggi dell’archeologico” si arricchisce di un nuovo appuntamento straordinario in programma il 22 ottobre 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze, con Cristiana Zaccagnino, professore ordinario, Queen’s University, Kingston, Ontario, Canada, su “Gli uccelli in Etruria: religione e vita quotidiana”. Nella religione etrusca gli uccelli avevano un ruolo importante.  Gli auguri interpretavano il volere divino ascoltandone il canto e osservandone il volo e il modo in cui si nutrivano. Erano anche tra gli animali usati come vittime sacrificali. Gli uccelli, tuttavia, erano anche fonte di cibo, amati animali domestici, o simboli di status. Nell’arte etrusca le rappresentazioni di uccelli mostrano spesso una precisa conoscenza delle loro caratteristiche e del comportamento da parte degli artisti. È quindi spesso possibile identificare le specie rappresentate e il simbolismo a loro associato. Ingresso gratuito su prenotazione: man-fi@cultura.gov.it

Ferrara. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Dalla tutela al museo: alle origini dei musei archeologici in Emilia-Romagna” con Anna Dore, direttrice del museo civico Archeologico di Bologna

Giovedì 22 ottobre 2026, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Ferrara, con apertura straordinaria fino alle 21 (ultimo ingresso alle 20.30), “Dalla tutela al museo: alle origini dei musei archeologici in Emilia-Romagna”, ultimo incontro del ciclo di conferenze di questo mese. Anna Dore, direttrice del museo civico Archeologico di Bologna accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle origini dei musei archeologici in Emilia-Romagna ripercorrendo le tappe che hanno segnato l’evoluzione delle forme di tutela del patrimonio e il modo di proteggerlo, studiarlo e raccontarlo nel tempo. L’appuntamento sarà introdotto dal direttore del MANFE, Tiziano Trocchi, e sarà accompagnato dai saluti del direttore dei musei nazionali di Ferrara, Giorgio Cozzolino, in occasione della conclusione del suo percorso professionale. Nel corso dell’incontro sarà presentata un’anticipazione del documentario del videomaker Angelo Guarracino, dedicato alla storia del MANFE e al suo legame con Ferrara e il territorio.

Padova. A Palazzo Folco, sede della Sabap, presentazione di “Impronte del Tempo”, primo numero della nuova rivista della soprintendenza ABAP per le province di Padova Treviso e Belluno, dedicata alla divulgazione di scavi archeologici, attività di ricerca e principali iniziative scientifiche dell’Istituto

In occasione del Piano di Valorizzazione dei luoghi della cultura 2026, con l’apertura straordinaria di Palazzo Folco, sede della Soprintendenza, in via Aquileia 7 a Padova, giovedì 22 ottobre 2026, alle 16.45, presentazione della rivista “Impronte del Tempo”, che inaugura la nuova serie della rivista della Soprintendenza ABAP per le province di Padova Treviso e Belluno, dedicata alla divulgazione degli scavi archeologici, delle attività di ricerca e delle principali iniziative scientifiche dell’Istituto. Introduce Marta Mazza, soprintendente ABAP per le province di Padova Treviso e Belluno; presenta Andrea Pessina, soprintendente ABAP per le province di AN PU; interviene Matteo Frassine, funzionario archeologo della soprintendenza ABAP per le province di Padova Treviso e Belluno. Ingresso libero. Prenotazione consigliata, scrivendo a sabap-pd-tv-bl.urp@cultura.gov.it. Il libro sarà scaricabile in open access dal sito della SAP (https://www.saplibri.it/) e, a breve, dal sito della Soprintendenza.

Copertina del primo numero della rivista “Impronte del Tempo” della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Padova Treviso e Belluno

Impronte del Tempo 1. Scavi, notizie e ricerche della Soprintendenza ABAP per le province di Padova, Treviso e Belluno. Impronte del Tempo raccoglie il testimone di una lunga tradizione di divulgazione archeologica veneta, da Quaderni di Archeologia del Veneto a NAVe, e lo riporta in primo piano con una nuova voce della soprintendenza ABAP per le province di Padova, Treviso e Belluno. Questo primo numero offre uno sguardo aggiornato sulle scoperte e sulle ricerche condotte sul territorio, dalla preistoria all’età moderna: dagli scavi in alta quota del Cadore ai siti neolitici della pianura, dai contesti romani e altomedievali ai relitti dell’Adriatico. Alle notizie di scavo, che rendono noti con sintesi tempestive i risultati delle principali indagini, si affiancano approfondimenti dedicati sia a singoli contesti sia a grandi temi, come i paesaggi di pozzi o gli effetti dei cambiamenti climatici sulla tutela delle acque interne. Alle voci di archeologhe e archeologi della Soprintendenza, delle università e della libera professione si uniscono quelle di specialisti di altre discipline, a documentare un metodo ormai necessariamente corale. Strumento di riferimento per gli addetti ai lavori e al tempo stesso invito aperto a chi vuole conoscere le proprie radici.

Firenze. Alla LdM Gallery apre la mostra fotografica “Ancient Voices”, realizzata da CAMNES e dal museo Archeologico nazionale di Firenze, in collaborazione con l’Istituto Lorenzo de’ Medici e la LdM Gallery, e curata da Anna Consonni (MAF), Massimiliano Franci, Irene Morfini e Valentina Santini (CAMNES)

Giovedì 22 ottobre 2026, alle 17, nei locali della LdM Gallery in via de’ Pucci 4 a Firenze, inaugurazione della mostra fotografica “Ancient Voices”, realizzata da CAMNES e dal museo Archeologico nazionale di Firenze, in collaborazione con l’Istituto Lorenzo de’ Medici e la LdM Gallery, e curata da Anna Consonni (MAF), Massimiliano Franci, Irene Morfini e Valentina Santini (CAMNES). Una mostra per riscoprire le voci dei protagonisti del passato. Nelle sale della Sezione Egizia del museo Archeologico nazionale di Firenze sono conservate centinaia di stele, rilievi e statuette che i visitatori di oggi rischiano di percepire come semplici e inerti “opere d’arte”. Per i loro committenti, tuttavia, si trattava di strumenti magico-rituali concepiti per garantire la sopravvivenza del proprio nome e della propria identità oltre la morte. La mostra fotografica Ancient Voices nasce per restituire voce ai loro proprietari, rispondendo all’antico appello che i defunti rivolgevano ai vivi: pronunciare il loro nome e recitare un’offerta per il loro Ka.

Lontana dalla storia tradizionale di faraoni e piramidi, l’esposizione si fonda sulla microstoria: nessuno degli oggetti apparteneva a re o membri della corte reale. I protagonisti sono scribi di provincia, artigiani, sacerdoti, contadini, prefiche, cantanti, padri e madri: quella “classe media” che costituiva l’ossatura del Paese. Nei dettagli decorativi degli oggetti – come l’abbraccio di una moglie, le offerte di pane e birra o gli animali accovacciati sotto le sedie – si intravede un Egitto fatto di affetti domestici, lutti e devozioni personali, nel quale i visitatori possono riconoscersi. Poiché molti dei defunti ci hanno lasciato solo il proprio nome, o talvolta nemmeno quello, gli egittologi hanno scelto il linguaggio poetico per dar loro voce. Nell’antico Egitto, la poesia era un elemento strutturale e sacro della vita, utilizzato per dialogare con gli dei ed esprimere i sentimenti umani più intimi. Ancient Voices, tramite quel linguaggio poetico con cui i visitatori saranno accompagnati tra le sale dell’esposizione, vuole così dimostrare che la grande Storia è la somma di singole vite individuali e si pone come obiettivo quello di riaffermare il valore universale della memoria.

La mostra a ingresso libero si può visitare dal 22 ottobre al 13 novembre 2026: lunedì, martedì e giovedì, dalle 10 alle 14; mercoledì, dalle 10 alle 14 e dalle 16 alle 19; venerdì, dalle 15 alle 19.

Capo di Ponte (Bs). Al Centro Camuno di Studi Preistorici, in presenza e online, la XXIX edizione del Symposium, dedicata a “Animals in Rock Art – Gli animali nell’arte rupestre”: tre giorni di confronto tra studiosi e specialisti

Dal 22 al 24 ottobre 2026, il Centro Camuno di Studi Preistorici a Capo di Ponte (Bs) ospita la XXIX edizione del Symposium, dedicata a “Animals in Rock Art – Gli animali nell’arte rupestre”. Nato nel 1968, il Valcamonica Symposium è un appuntamento internazionale dedicato allo studio dell’arte rupestre e delle sue molteplici interpretazioni. Nel corso delle sue edizioni ha riunito studiosi e ricercatori provenienti da diversi Paesi e discipline, favorendo il confronto scientifico e la condivisione di nuove prospettive sul patrimonio rupestre mondiale. Nel corso delle tre giornate, studiosi e specialisti si confronteranno su questi temi attraverso ricerche, metodi e interpretazioni provenienti da contesti culturali e geografici diversi. In presenza al Centro Camuno di Studi Preistorici, in via Marconi 7 a Capo di Ponte (Bs); online, con la possibilità di seguire i lavori in diretta su Zoom: per registrarsi: https://form.jotform.com/262852598586376. Evento organizzato dal Centro Camuno di studi Preistorici con il contributo di Regione Lombardia e il sostegno di ministero della Cultura, Comunità Montana di Valle Camonica, Consorzio dei Comuni BIM Valle Camonica, Sito Unesco n° 94 e IFRAO.

Gli animali sono certamente il soggetto più rappresentato nell’arte rupestre mondiale sin dal Paleolitico superiore. La loro importanza è dovuta allo stretto rapporto che hanno avuto con i gruppi umani cui fornivano cibo, forza lavoro e di traino e col tempo anche prodotti secondari necessari alla sopravvivenza. Il rapporto uomo-animale, dunque, è sempre stato molto interdipendente e non solo a livello economico. Gli animali, infatti, hanno rivestito anche un ruolo ideologico, diventando i soggetti cui era demandato il compito di rappresentare la realtà oppure i protagonisti di miti diffusi su ampi territori e condivisi da più cerchie culturali. Le raffigurazioni riflettono, inoltre, la diversità degli ambienti in cui si realizza l’arte rupestre: spesso specie diverse assumono lo stesso significato in ambienti differenti. L’analisi delle figure di animali nell’arte rupestre può perciò fornire un contributo interessante sul rapporto uomo-animale sia a livello economico che ideologico e sociale oltre che sulla ricostruzione del paleoambiente e della storia del clima delle regioni nelle varie epoche.

PROGRAMMA SINTETICO (Programma dettagliato: GENERAL PROGRAM2)

Giovedì 22 ottobre 2026. Alle 9, apertura della segreteria e registrazione dei partecipanti; 9.30, benvenuto, saluti istituzionali e inizio dei lavori del convegno; 10, Sessione 1: Animali in scene narrative o funzionali (caccia, scene sessuali, aratura, trasporto e attività correlate); 13, pranzo; 14.20, Sessione 1: Animali in scene narrative o funzionali (caccia, scene sessuali, aratura, trasporto e attività correlate); 18.30, aperitivo di benvenuto offerto a relatori e partecipanti, inaugurazione delle mostre e sessione poster.

Venerdì 23 ottobre 2026. Alle 9.30, visita al parco nazionale di arte rupestre di Naquane; 13, pranzo; 14.20, Sessione 2: Animali e paleoambiente; 16.40, Sessione 3: Fauna acquatica.

Sabato 24 ottobre 2026. Alle 9.30, Sessione 4: Animali nel mito e Cosmologia; 13.10, pranzo; 14.30, Sessione 5: Esseri ibridi o antropo-zoomorfi; 16.50, dibattito generale; 17.10, chiusura dei lavori del convegno.

Ischia (Na). Nella Sala Museo dei Giardini La Mortella di Forio la conferenza “Meraviglia, potere e amore: Raffaello e il significato della Natura nell’Europa del Rinascimento” con Giulia Caneva (università Roma Tre), ottavo e ultimo appuntamento stagionale del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio” a cura di Mariangela Catuogno

Giovedì 22 ottobre 2026, alle 19, nella Sala Museo dei Giardini La Mortella di Forio, sull’isola d’Ischia (Na), l’incontro “Meraviglia, potere e amore: Raffaello e il significato della Natura nell’Europa del Rinascimento” con Giulia Caneva, professore ordinario di Botanica ambientale e applicata all’università Roma Tre, ottavo e ultimo appuntamento della stagione del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio” a cura di Mariangela Catuogno, il ciclo di conferenze annuale promosso dalla Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, che con un approccio interdisciplinare propone una riflessione sullo straordinario patrimonio culturale italiano e internazionale. Quest’anno, in cui ricorre il Centenario della nascita di Lady Walton e si celebra la sua opera di creatrice di un luogo straordinario come i Giardini La Mortella, il Progetto Kepos rende omaggio alla sua memoria e al costante sostegno che dedicò ai giovani talenti musicali con un appuntamento dedicato alla storia della musica. Dopo i saluti introduttivi della presidente della Fondazione, Alessandra Vinciguerra, interverrà la prof.ssa Giulia Caneva. Modererà Mariangela Catuogno, direttrice scientifica del Progetto Kepos.

Dettaglio del soffitto della Loggia di Amore e Psiche a Villa Farnesina a Roma (foto graziano tavan)

Al centro della conferenza sarà la celebre Loggia di Psiche di Villa Farnesina a Roma, affrescata da Raffaello e Giovanni da Udine per il ricchissimo banchiere e mecenate Agostino Chigi. Concepita come un magnifico pergolato dipinto, la Loggia è una straordinaria celebrazione della natura, ma anche un’espressione del prestigio, del gusto artistico e delle aspirazioni del suo committente. Al tempo stesso, attraverso il mito di Amore e Psiche, richiama il tema dell’amore, nelle sue dimensioni matrimoniale ed erotica. I festoni di frutta, fiori e foglie che incorniciano le volte creano un ideale collegamento tra il giardino esterno e gli ambienti del palazzo, offrendo una rappresentazione della natura di eccezionale ricchezza e varietà. La Loggia costituisce infatti un vero e proprio catalogo botanico del Rinascimento, con una sorprendente quantità di specie vegetali provenienti da diverse regioni del mondo allora conosciuto. Di particolare interesse è la presenza di piante originarie delle Americhe, raffigurate a pochi decenni dai viaggi di Colombo: una delle più antiche testimonianze artistiche della loro introduzione in Europa. Attraverso l’analisi di questa straordinaria opera, Giulia Caneva accompagnerà il pubblico alla scoperta dei significati simbolici, artistici e scientifici della natura nel Rinascimento, mostrando come arte e botanica possano contribuire insieme alla comprensione della storia e della cultura di un’epoca.

Roma. Al Complesso monumentale di San Michele a Ripa, in presenza, e da remoto su Teams, l’incontro “I nuovi paradigmi nella ricerca archeologica – Riflessione sulla manualistica contemporanea”, primo appuntamento del ciclo “Archeologia in divenire: un percorso di riflessioni condivise sulle prospettive dell’archeologia contemporanea”. Ecco il programma

Come si costruisce oggi la conoscenza archeologica? Quali strumenti, metodi e competenze sono necessari per affrontare le trasformazioni della disciplina? L’Istituto centrale per l’archeologia inaugura “Archeologia in divenire: un percorso di riflessioni condivise sulle prospettive dell’archeologia contemporanea”, un ciclo di incontri concepito come laboratorio permanente di confronto metodologico e scientifico. Il primo appuntamento, “I nuovi paradigmi nella ricerca archeologica – Riflessione sulla manualistica contemporanea”, giovedì 22 ottobre 2026, dalle 15.30 alle 18.30, in Sala Molajoli nel Complesso monumentale di San Michele a Ripa a Roma, sarà dedicato alla manualistica contemporanea e alla formazione degli archeologi, due temi strettamente connessi attraverso cui interrogarsi sull’evoluzione dei metodi, degli strumenti e delle competenze della ricerca archeologica.

La riflessione partirà dal recente articolo di Enrico Giannichedda, Manuali vecchi e nuovi” fra shanghai e processi, “grammatiche e dizionari” pubblicato nel 2025 sulla rivista di Archeologia Medievale, in cui sono affrontate l’evoluzione dei contenuti, degli strumenti e delle competenze richiesti oggi dalla disciplina.

Nella prima tavola rotonda si discuterà della manualistica recente con gli autori delle ultime edizioni sul tema, un momento di confronto in cui interverranno: Martin Carver e Madeleine Hummler (università di York) con Archaeological Investigation, 2024, Marco Cavalieri (università Cattolica di Lovanio), con Histoire et theories de l’archéologie. De Platon a archeologia publique, 2026, Paolo Carafa (Sapienza università di Roma), con Storie dai contesti. metodologia e procedure della ricerca archeologica, 2021, Massimo Vidale, (università di Padova), con Archeologia. Teorie, metodi, strumenti, 2022, Giuliano Volpe, (università di Bari “Aldo Moro”) con Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone, 2026.

La formazione degli archeologi è il tema della seconda tavola rotonda. Parteciperanno: Gian Maria Di Nocera, università della Tuscia; Federica Gonzato, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini; Daniele Malfitana, università di Catania; Maria Chiara Monaco, università della Basilicata; Fabio Pagano, ministero della Cultura; Mirella Serlorenzi, Istituto Centrale per l’Archeologia. Modera Stefano Camporeale, università di Siena. L’incontro terminerà con un dibattito e interventi da parte del pubblico. Modera Alessia Fuscone, Istituto Centrale per l’Archeologia.

Sarà possibile partecipare all’evento anche da remoto collegandosi alla piattaforma Teams al link Partecipa alla conversazione.

Altino. Al parco archeologico seconda giornata di studi “Altino dalla terra. Nuovi scavi e studi in corso”, nuovo momento di incontro, discussione e condivisione dei risultati più recenti delle indagini di scavo e degli studi sull’antica Altino. Ecco il programma

Alla luce degli interessanti esiti della giornata di studi “Altino dalla terra. Nuovi scavi e studi in corso” tenutasi nell’ottobre del 2025, anche quest’anno il Parco archeologico di Altino propone “Altino dalla terra II. Nuovi scavi e studi in corso”, un nuovo momento di incontro, discussione e condivisione dei risultati più recenti delle indagini di scavo e degli studi sull’antica Altino. Appuntamento giovedì 22 ottobre 2026, dalle 9 alle 17, in sala conferenze del parco archeologico di Altino (Ve). Entrata libera previo ritiro di biglietto gratuito in biglietteria, fino ad esaurimento posti. Per informazioni info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422789443. Molte di queste ricerche sono state avviate proprio nell’ultimo anno e sono tuttora in corso: il parco archeologico di Altino ha promosso e diretto le prime campagne di scavo nel cuore monumentale della città, mai esplorato prima attraverso indagini dirette sul campo, portando alla luce un tratto urbano della via Annia e parte della piazza forense e degli edifici che su di essa si affacciavano. Allo stesso tempo, sono proseguite le attività di ricerca portate avanti dagli atenei di Padova e Venezia nei pressi della porta-approdo e nell’area archeologica del decumano, così come quelle connesse alle azioni di tutela svolte nel territorio dell’agro altinate dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia. Infine, il riesame di contesti a oggi in larga parte inediti, lo studio dei reperti e l’applicazione di metodologie di analisi informatica, geofisica e archeometrica hanno ulteriormente arricchito le conoscenze sull’occupazione del territorio, lo sviluppo urbanistico, l’assetto economico-produttivo e la cultura materiale del sito. Un’occasione per conoscere le ultime novità della ricerca per una più approfondita ricostruzione delle vicende che interessarono la città e il suo territorio.

PROGRAMMA. Alle 9, inizio lavori con i saluti istituzionali.

SESSIONE 1 Nuove indagini sul campo
Moderatore: Jacopo Bonetto (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova). Alle 9.15, Marianna Bressan (direttrice Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna), Gaspare De Angeli (Malvestio Diego & C. snc), Alessandro Pellegrini (Archeozoom), Rita Deiana (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Valentina Mantovani (ricercatrice indipendente), “Gli scavi 2025-2026 nel cuore monumentale della città”; 9.45, Guido Furlan (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Stefania Mazzocchin (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova),
Agnese Borsato (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Eleonora Roggero (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “Altino, canale presso la porta-approdo: esiti della seconda campagna di scavi”; 10.05, Jacopo Paiano (dipartimento di Lettere e Filosofia, università di Trento), Eleonora Delpozzo (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Francesca Mombelli (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia),
Elisa Possenti (dipartimento di Lettere e Filosofia, università di Trento), Diego Calaon (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), “La chiesa tardoantica di Altino: nuovi dati e prospettive di ricerca”; 10.25, pausa; 10.45, Cecilia Rossi (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia), Michele De Michelis (S.A.P. Società Archeologica s.r.l.), Rita Deiana (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Federica Sini (S.A.P. Società Archeologica s.r.l.), “La via Annia alle porte di Altino. Tra vecchi scavi, nuove indagini e necessità di tutela”; 11.05, Giulia Santini (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Carlo Beltrame (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Valentina Mantovani (ricercatrice indipendente), Paolo Mozzi (dipartimento di Geoscienze, università di Padova), “Studio contestuale del cosiddetto “Saggio Barca”, tenuta Zuccarello, Marcon (Ve)”; 11.25, Leonardo Bernardi (parco archeologico di Altino), “L’officina siderurgica nell’Area archeologica del decumano (scavo 2024)”; 11.45, discussione; 12.30, pranzo.

SESSIONE 2 Studi e progetti in corso Moderatore: Jacopo Bonetto (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova). Alle 14, Marianna Bressan (direttrice Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna), Alessandro Pellegrini (Archeozoom), Giovanna Sandrini (Malvestio Diego & C. snc), Eleonora Dalpozzo (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Leonardo Bernardi (parco archeologico di Altino), “Il Geodatabase del Parco archeologico di Altino: uno strumento di ricerca e tutela”; 14.15, Alessandro Asta (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno), Michele Cupitò (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Veronica Pastorino (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Valentina Santi (S.A.P. Società Archeologica s.r.l.), Giovanni Tasca (museo civico «Federico De Rocco», San Vito al Tagliamento – PN), “L’abitato di Roncade, H-Farm (TV). Nuovi dati sull’occupazione dell’agro altinate nell’antica età del Bronzo”; 14.30, Vanessa Baratella (facoltà di Arti, università di Lubiana), Manca Vinazza (facoltà di Arti, università di Lubiana), “La ceramica della prima età del Ferro dal sito di Altino, loc. Fornace. Nuovi dati sulla tecnologia delle produzioni altinati alla luce delle prime analisi archeometriche”; 14.45, Valentina Mantovani (ricercatrice indipendente), “Un’inedita coppa in terra sigillata da Altino: nuovi dati sulla circolazione della cosiddetta “terra sigillata dell’Ossaia” nella Regio X”; 15, Maddalena Bassani (dipartimento di Culture del Progetto, IUAV), Lorenzo Lazzarini (LAMA – Laboratorio di Analisi di Materiali Antichi), Alberto Andrea Magosso (dipartimento di Culture del Progetto, IUAV), Elena Tesser (LAMA – Laboratorio di Analisi di Materiali Antichi), “La porta-approdo e il sistema urbico di Altino. I risultati dalle analisi archeometriche dei materiali costituenti”; 15.15, Francesca Ballestrin (parco archeologico di Altino), “Militaria tardoantichi da Altino. Ulteriori testimonianze dai depositi del Parco archeologico di Altino”; 15.30, Myriam Pilutti Namer (università Ca’ Foscari Venezia – Istituto Veneto per i Beni culturali), Chiara Tomaini (Istituto Veneto per i Beni culturali), Giorgia Bornancin (Istituto Veneto per i Beni culturali), Thomas Calcagno (Istituto Veneto per i Beni culturali), “Le attività di manutenzione e restauro archeologico in corso presso il Parco archeologico di Altino”; 15.45-17, discussione e conclusioni.