Caorle (Ve). Apertura straordinaria serale del museo nazionale di Archeologia del Mare con la presentazione del libro “Relitti. La nostra memoria in fondo al mare” di Leonardo d’Imporzano, evento collaterale di “LEGGI LA CINQUECENTO” del Circolo nautico Porto Santa Margherita

Venerdì 5 giugno 2026, apertura straordinaria dalle 20 alle 22.30 del museo nazionale di Archeologia del Mare di Caorle (Ve). Alle 21, per gli eventi collaterali di “LEGGI LA CINQUECENTO” del Circolo nautico Porto Santa Margherita, presentazione del libro “Relitti. La nostra memoria in fondo al mare” del giornalista e divulgatore scientifico Leonardo d’Imporzano (casa editrice Nutrimenti).
Relitti. La nostra memoria in fondo al mare. Un viaggio epico attraverso i mari della storia. Relitti dimenticati, battaglie navali e tesori sommersi. Leonardo D’Imporzano svela i segreti nascosti nelle profondità degli oceani. Dalle antiche battaglie navali di Salamina alle moderne esplorazioni sottomarine, Relitti intreccia storie di uomini e navi che hanno segnato la storia dell’umanità. Un’esplorazione affascinante attraverso i secoli. Mentre seguiamo le tracce di esploratori, scienziati e cercatori di tesori, scopriamo infatti che ogni relitto è una capsula del tempo che attende di essere riscoperta. Da naufragi leggendari a moderne missioni di recupero, Relitti ci invita a esplorare un mondo sommerso dove storia, scienza e avventura si fondono in un racconto unico e appassionante. Combinando rigorosa ricerca storica e narrativa avvincente, l’autore riporta alla luce vicende dimenticate come il drammatico naufragio del Polluce, la misteriosa scomparsa di Antoine de Saint-Exupéry e l’incredibile storia delle “Friendly Floatees”. Ogni capitolo rivela un nuovo aspetto della complessa relazione tra l’uomo e il mare, trasformando reperti archeologici e documenti storici in racconti vividi e coinvolgenti. Perché il mare è anche custode di memoria, un archivio che deve essere ancora esplorato fino in fondo.
Firenze. Per Archivissima 2026 dedicata al tema #Quellochenonc’è apertura serale di archivi e biblioteca di museo Archeologico nazionale, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici per esplorare ciò che non si vede, ciò che non esiste più. Ecco il programma

In occasione dell’edizione 2026 di Archivissima – La Notte degli Archivi, dedicata al tema #Quellochenonc’è, venerdì 5 giugno 2026 il museo Archeologico nazionale di Firenze, l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e l’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici propongono un’apertura serale straordinaria all’interno dei propri archivi e biblioteche. Tre tappe per esplorare ciò che non si vede, ciò che non esiste più, ciò che attende ancora di essere raggiunto. Accesso al MAF da via della Colonna 38 a Firenze. Due turni con partenza alle 18 e alle 19, circa 1h 30′ ciascuno. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria al link man-fi.archivio@cultura.gov.it.

Si parte dall’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici con la Protogaea di Leibniz: un’opera visionaria del 1749 che anticipò la scoperta del tempo profondo della Terra, oggi conservata nella rara edizione originale della biblioteca. Un viaggio nell’«oscuro abisso» della storia naturale, tra fossili, strati geologici e rivoluzioni scientifiche.

Si prosegue con l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e il suo Archivio fotografico, per un viaggio virtuale nella Grotta dei Cervi di Porto Badisco ‒ uno dei più grandi santuari neolitici d’Europa, chiusa al pubblico da sempre. Le fotografie di Paolo Graziosi, scattate negli anni Settanta, sono l’unico modo per entrarci.

Si chiude al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, nel Cortile dei Fiorentini, con una domanda: dov’è finita Firenze romana? Tra mappe incomplete, giornali di scavo e frammenti ricomposti, l’archivio ci aiuta a dare forma a ciò che non c’è più.
Ostia antica (Roma). Al Castello di Giulio II presentazione del libro “Scavi di Ostia XIX – Il tempio dei Fabri Navales (III, II, 1-2) e la Fullonica sottostante” di Claire de Ruyt, pubblicato da L’Erma di Bretschneider

Venerdì 5 giugno 2026, alle 17, al Castello di Giulio II, nel parco archeologico di Ostia antica (Roma) presentazione del libro “Scavi di Ostia XIX – Il tempio dei Fabri Navales (III, II, 1-2) e la Fullonica sottostante” di Claire de Ruyt, pubblicato da L’Erma di Bretschneider. Introduce il direttore del Parco, Alessandro D’Alessio, presentano il volume Carlo Pavolini, già professore di Archeologia classica all’università della Tuscia, e Françoise Van Haeperen, professoressa di Storia antica all’Université del Louvain. Interviene l’autrice. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.

Scavi di Ostia XIX. Il Tempio Collegiale dei Fabri Navales si trova sul versante settentrionale della parte occidentale del Decumanus Maximus di Ostia ed è stato portato alla luce durante gli scavi del 1938-‘39. Questo studio presenta e analizza i risultati degli scavi condotti tra il 1992 e il 2005 dall’Université Saint Louis di Bruxelles e dall’Université de Namur, in collaborazione con la Soprintendenza di Ostia – oggi Parco Archeologico di Ostia Antica. Costruito nell’ultimo decennio del II secolo a.C., sotto Commodo e Settimio Severo, questo Tempio comprende delle tabernae sulla facciata, un vasto cortile con portici preceduto da una grande sala coperta e un alto podio in antis. Il sito, abbandonato nel V secolo, ospitava un grande deposito di marmi. Nuove ricerche hanno rivelato l’esistenza di una vasta fullonica sotto le rovine del Tempio, sepolta da un cospicuo riempimento. La pianta di questo edificio, costruito sotto Traiano e più volte ristrutturato nel corso del II secolo, era straordinariamente organizzato attorno a quattro grandi bacini affiancati da numerose postazioni di pigiatura dei tessuti che occupavano l’intera parte posteriore del lotto, mentre un cortile fiancheggiato da negozi ne completava l’estensione verso la parte anteriore del sito. Le indagini archeologiche condotte sotto i pavimenti in argilla di queste tabernae, costruite prima della metà del I secolo d.C., hanno portato alla luce i primi livelli di occupazione dell’area, rivelando l’esistenza di un cortile ancora più antico e di strutture idrauliche – un pozzo e un serbatoio (castellum aquae) – risalenti al I secolo d.C. Queste scoperte riaprono il dibattito sull’evoluzione della distribuzione idrica in questa parte della città, dal tardo periodo repubblicano alla fine del II secolo d.C. Uno studio sul lungo sviluppo di questo lotto conferma l’utilizzo di tutti gli edifici che occupano questo isolato (R III, II), che fino al Tardo Impero era dedicato a diverse attività, sempre legate all’artigianato e al commercio.
Ariano nel Polesine (Ro). Al Centro turistico culturale San Basilio per “Incontri di Archeologia” la conferenza “San Basilio in età romana: nuovi dati dai recenti scavi” con Caterina Previato (UniPd), secondo appuntamento del “Progetto San Basilio”

Venerdì 5 giugno 2026, alle 18.30, al Centro turistico culturale San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro), per “Incontri di Archeologia” la conferenza “San Basilio in età romana: nuovi dati dai recenti scavi”, secondo appuntamento del “Progetto San Basilio”. La prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova illustrerà tutte le novità del nuovo scavo romano e le relative prospettive di indagine e ricerca. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.
Padova. Al museo Eremitani la conferenza “L’invenzione della faience nell’Oriente antico… e una novità al Museo Archeologico” con Massimo Vidale, Andrea Squitieri e Valentina Famari dell’università di Padova

Giovedì 4 giugno 2026, alle 17.30, in Sala Romanino del museo Eremitani di Padova, la conferenza “L’invenzione della faience nell’Oriente antico… e una novità al Museo Archeologico”. Introduce Francesca Veronese, Musei Civici di Padova; intervengono Massimo Vidale, università di Padova; Andrea Squitieri, università di Padova; Valentina Famari, università di Padova. Ingresso libero fino a esaurimento posti: tel. (+39) 049 8204580, musei@comune.padova.it. Alla luce della recente acquisizione di un prezioso e antico reperto in faience di origine egizia, che proprio in quest’occasione sarà presentato al pubblico, il museo Archeologico propone un incontro per raccontare la storia di questa produzione, le cui origini affondano in tempi veramente molto lontani. Da settemila anni, infatti, il fuoco, il quarzo in polvere e colori brillanti sono usati per dare vita a ornamenti e oggetti preziosi inaspettati. È nato così il mondo delle antiche industrie della faience, inventato tra il Vicino Oriente, l’Egitto e l’India. La conferenza illustrerà le tappe di sviluppo di questa industria, il suo rapporto con l’uso di pietre semipreziose, come il lapislazzuli e il turchese, e le sue sottili implicazioni con i coevi cambiamenti sociali.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale ultimo appuntamento per “I Pomeriggi all’Archeologico”: incontro con Giulia Basilissi (restauratrice MAF), Claudia Noferi (curatrice MAF) e Donata Magrini (ricercatrice ISPC-CNR) su “I colori di Larthia Seianti e il progetto SHADES per il MAF”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze ultimo appuntamento della stagione per “I Pomeriggi dell’Archeologico”: giovedì 4 giugno 2026, alle 17, la conferenza “I colori di Larthia Seianti e il progetto SHADES per il MAF” con Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice museo Archeologico nazionale di Firenze; Claudia Noferi, curatrice museo Archeologico nazionale di Firenze; Donata Magrini, ricercatrice ISPC-CNR. Ingresso libero su prenotazione obbligatoria, scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. In un affascinante viaggio dove si intrecciano, interdisciplinarità, storia, archeologia, museologia, restauro e scienza, le tre relatrici vi racconteranno i perché di un progetto, vincitore della call dell’Infrastruttura europea di ricerca per l’Heritage Science (E-RIHS), condotto su uno dei più importanti monumenti dell’arte etrusca: il Sarcofago di Larthia Seianti. Saranno presentati i primi risultati delle indagini conoscitive sulla straordinaria policromia di questa opera, condotte con metodologie scientifiche non invasive, all’interno del progetto SHADES- Seianti’s Hues: Analysis, Diagnostics, Engagement, Showcase. Analisi sui pigmenti della policromia del sarcofago policromo di Larthia, la sposa eterna, nel museo Archeologico nazionale di Firenze.
Roma. Il MIC per 15 milioni acquisisce dagli eredi dei Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani la Tomba François di Vulci, uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e della pittura antica. Dal 25 giugno sarà esposta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con eccezionali prestiti da Parigi, Londra, Bruxelles, Losanna, Vaticano, Roma


La Tomba François è dello Stato italiano. Con la firma dell’atto di compravendita, avvenuta venerdì 29 maggio 2026 al ministero della Cultura alla presenza del ministro Alessandro Giuli, la celebre Tomba François di Vulci entra ufficialmente a far parte del patrimonio dello Stato italiano, a 169 dalla scoperta e a più di 100 dalla manifestazione di interesse dell’amministrazione statale. Uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e della pittura antica sarà così definitivamente consegnato alla piena fruizione pubblica e dal 25 giugno 2026 troverà collocazione permanente al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. L’acquisizione è stata resa possibile grazie alla collaborazione degli eredi delle famiglie Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, proprietari dell’opera e al lavoro congiunto della direzione generale Musei, diretta da Massimo Osanna e del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo. Il ministero della Cultura raggiunge così un risultato di eccezionale rilievo per il patrimonio culturale nazionale, chiudendo un percorso avviato oltre un secolo fa, quando già nel 1921 lo Stato manifestò il proprio interesse per l’acquisizione della Tomba François, e riportando sotto tutela pubblica un monumento fondamentale per la conoscenza della civiltà etrusca e dell’immaginario figurativo del Mediterraneo antico. L’operazione, del valore complessivo di 15 milioni di euro, rappresenta uno dei più importanti investimenti realizzati negli ultimi anni dal ministero della Cultura nel campo delle acquisizioni patrimoniali.

“L’acquisizione della Tomba François rappresenta un risultato di straordinario valore per il patrimonio culturale nazionale e testimonia l’impegno del ministero della Cultura nel rafforzare le collezioni pubbliche attraverso la restituzione alla collettività di opere fondamentali della nostra storia”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Con questo atto lo Stato acquisisce uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e dell’arte antica mediterranea, consegnandolo definitivamente alla fruizione pubblica e alla ricerca scientifica. La Tomba François è una testimonianza identitaria della civiltà etrusca e del ruolo centrale che essa ha avuto nella formazione culturale dell’Italia antica. Questa acquisizione conferma la volontà del ministero di investire nella tutela, nella valorizzazione e nell’accessibilità del patrimonio culturale come bene comune e strumento di conoscenza condivisa”.

Per celebrare questa importante acquisizione, il 25 giugno 2026 sarà inaugurata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia una grande esposizione dedicata alla Tomba François. Grazie alla collaborazione di alcune delle più prestigiose istituzioni museali italiane e internazionali, sarà possibile ricomporre idealmente il contesto originario del monumento. Il Musée du Louvre, il British Museum, il Royal Museum of Art and History di Bruxelles, il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, i Musei Vaticani e l’Istituto Archeologico Germanico di Roma hanno concesso prestiti eccezionali che permetteranno di riunire reperti, documenti, copie storiche e opere provenienti dal corredo della tomba o connesse alla sua vicenda collezionistica. L’allestimento, concepito secondo i più avanzati criteri di accessibilità fisica e cognitiva, consentirà al pubblico di approfondire la conoscenza del monumento attraverso strumenti innovativi, tavoli tattili e contenuti in Lingua dei Segni Italiana.

La Tomba François. Scoperta il 1° maggio 1857 dall’archeologo Alessandro François nei terreni del principe Alessandro Torlonia, nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci (Vt), la tomba – voluta dalla potente famiglia vulcente dei Saties – è scavata nel tufo e composta da trentasette pannelli dipinti e da due cippi litici rinvenuti nel corridoio di accesso lungo 31,5 metri. Realizzata tra il 340 e il 320 a.C., rappresenta una delle più alte testimonianze della pittura etrusca e, più in generale, della pittura antica giunta fino a noi. La decorazione pittorica della Tomba François, in gran parte staccata nel 1863 e portata nelle proprietà dei Torlonia, costituisce uno straordinario intreccio tra mito greco, memoria storica etrusca e costruzione dell’identità aristocratica di Vulci. Attraverso iscrizioni dipinte accanto ai personaggi, le scene permettono ancora oggi di riconoscere nomi, volti ed episodi che intrecciano storia, leggenda e rappresentazione del potere.


Tra le immagini più celebri spicca il grande pannello con il sacrificio dei prigionieri troiani presso la tomba di Patroclo: al centro compare Achille, mentre il mito greco viene reinterpretato secondo la sensibilità etrusca attraverso la presenza del demone Charun, dalla pelle bluastra e armato del martello, accompagnato dalla figura alata di Vanth. Sulla parete opposta è invece rappresentata la liberazione di Celio Vibenna da parte del fratello Aulo e di Mastarna, identificato dalla tradizione con il futuro re di Roma Servio Tullio, in una scena di eccezionale importanza storica e politica. A completare il ciclo corre il più lungo fregio animalistico noto dell’antichità, popolato da grifoni, leoni, pantere, cervi, cinghiali e altre creature reali e fantastiche, testimonianza della straordinaria qualità artistica dell’opera.










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